venerdì 27 aprile 2012

Recensione by Games.inc  Sony VPL-HW30ES: proiettore 3D Full HD




Il Sony VPL-HW30 è indubbiamente un prodotto molto interessante per svariati motivi: anzitutto si tratta del successore di una linea di prodotti (a partire dal HW10) molto riusciti, inoltre si tratta del primo proiettore 3D Sony di fascia media (fino allo scorso anno le funzionalità riguardanti la visione in 3 dimensioni erano esclusiva della fascia alta di mercato).
L’interesse è quindi alto sia per quanto riguarda il 3D, che nelle intenzioni di Sony dovrebbe essere migliorato sotto molteplici aspetti (specialmente per quanto riguarda la luminosità e la presenza di crosstalk; anche gli occhiali sono stati rivisti, rispetto a quelli del 2010), sia per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo, molto interessante per un proiettore dotato non solo del supporto per le immagini tridimensionali, ma anche di interpolazione dei frame e di altre caratteristiche derivanti dal VPL-VW90, il precedente top di gamma. Nel corso della recensione vedremo se le attese e le premesse saranno state mantenute.

Specifiche tecniche

Il VPL-HW30ES utilizza tre pannelli SXRD da 0.61”: SXRD è l’applicazione della tecnologia LCOS (Liquid Crystal On Silicon, ovvero cristalli liquidi su silicio) di Sony.
Vediamo, sinteticamente, come funziona la tecnologia SXRD.
I proiettori di questo tipo utilizzano tutti tre matrici, una per ogni componente cromatica primaria: rosso, verde e blu. La struttura dei pannelli è piuttosto complessa: a comporli è l’insieme di un substrato di vetro, uno strato di silicio contenente i pixel ed infine, nello spazio compreso tra i due strati, la sezione contenente i cristalli liquidi.
La composizione delle matrici si può osservare in questa immagine.





Lo strato di silicio, visibile in basso e posto sul fondo, è quello contenente i pixel, separati, tra loro, da uno spazio di 0.2 micro-metri: la brevissima distanza tra i pixel è importante per ridurre il cosiddetto effetto zanzariera (o screen-door effect), ovvero per impedire che, da normale distanza di visione, risulti visibile la griglia dei pixel che compone l’immagine (viene definito “effetto zanzariera” perchè, se visibile, da l’impressione di osservare le immagini come se si fosse posti dietro una griglia a maglie molto fini, come una zanzariera, per l’appunto). In sostanza viene minimizzato lo spazio tra un pixel e l’altro, in quanto in esso non è presente nessun contenuto da mandare a video: non si tratta, quindi, di una porzione utile dell’immagine, e finirebbe col disturbare la visione, causando una sensazione di minor dettaglio. La struttura dei pixel appare, quindi, questa.

Questo risultato è possibile grazie alla conformazione dello strato di silicio: per ottimizzare lo spazio, la struttura contenente i pixel è separata da quella contenente i transistor. I pixel, costituiti da una superficie riflettente, sono posti su un livello superiore, con tutti i circuiti posti dietro di essi, in modo che la loro presenza non comporti un inutile aumento di spazio. In questa immagine è visibile la conformazione summenzionata.


 



Sopra allo strato di silicio è posto lo spazio in cui vengono inseriti i cristalli liquidi: la porzione che contiene i cristalli liquidi è separata dalle altre tramite due strati inorganici che la allineano al vetro, posto sopra di essa, e al substrato di silicio, posto sotto di essa. Per rendere i pannelli più reattivi, lo strato contenente i cristalli liquidi è spesso 2 micro-metri: lo spessore è importante in quanto più è ridotto, più diventa semplice orientare i cristalli liquidi per comporre le immagini a video; questa maggior semplicità è dovuta al fatto che uno strato più compresso contiene meno cristalli liquidi, il che implica un minor impiego di energia, e di conseguenza una miglior efficienza e tempi di risposta più bassi.


 



I cristalli liquidi impiegati sono del tipo Vertically Aligned Nematic (VAN).
Il substrato superiore, infine, è costituito da un vetro, rivestito di un materiale che ne riduce le riflessioni interne e favorisce il passaggio della luce; il rivestimento è denominato Index Matching Indium-Tin- Oxide, più comunemente noto con l’acronimo IMITO.
L’assemblaggio porta, infine, a costituire le matrici che vengono impiegate per comporre le immagini.



 



Non resta, quindi, che analizzare il modo con cui le immagini vengono visualizzate a video: la luce, proveniente dalla lampada, viene separata nelle tre componenti cromatiche primarie tramite l’utilizzo di specchi dicroici (uno specchio dicroico è costituito da un vetro al quale viene applicato un filtro: questo filtro consente di far passare solo raggi di luce di determinate lunghezze d’onda, riflettendo tutto quello che ha una lunghezza d’onda inferiore).



 



Si ha, dunque, una prima separazione in blu e giallo, ed una seconda separazione del giallo in rosso e verde. I tre fasci luminosi vengono quindi indirizzati, separatamente, verso le tre matrici, contenenti i pannelli: la luce filtra attraverso di essi e viene riflessa verso l’esterno (motivo per cui questa tipologia di pannelli è detta riflessiva), dove viene ricomposta in un unico fascio luminoso attraverso l’utilizzo di un prisma, andando quindi a comporre le immagini che vengono visualizzate sullo schermo.


 


Onde ottimizzare la qualità delle immagini, Sony ha impiegato diverse tecnologie: le matrici a 240Hz, il controllo dinamico della lampada, l’Advanced Iris 3, il Motionflow, il Real Color Processing e la funzione di allineamento delle matrici.
Il refresh rate delle matrici è stato portato a 240Hz per una migliore visione in 3D:  la ragion d’essere di questa scelta consiste nel flickering che si può ingenerare durante la fruizione di sorgenti tridimensionali; l’utilizzo degli occhiali attivi, che alternano la visione dei fotogrammi per occhio destro e sinistro, oscurando, nel contempo, la visione per l’altro occhio, può infatti portare a non avere una stabilità ottimale nella visione. Con un aggiornamento di 240 fotogrammi al secondo è quindi possibile ridurre questo fenomeno, ottenendo immagini più stabili e più rilassanti per la vista, oltre ad ottenere benefici anche sulle immagini in rapido movimento (rese più nitide della minor persistenza a video dei singoli fotogrammi).


 


Sempre riguardo alla visione di sorgenti in tre dimensioni, sono stati apportati cambiamenti per migliorare la luminosità delle immagini (tallone d’Achille della precedente generazione di proiettori 3D): proprio questo è lo scopo del controllo dinamico della lampada.


 


Come funziona questo controllo dinamico? Si tratta, sostanzialmente, di una sincronizzazione tra gli occhiali attivi e la lampada del proiettore (che è una classica UHP da 200W): quando gli otturatori degli occhiali 3D si aprono, in modo da visualizzare il fotogramma per un determinato occhio, si ha, contemporaneamente, un aumento nel flusso luminoso del proiettore (per via del fatto che la lampada, al contrario di quello che avviene normalmente, non è alimentata in modo continuo, ma ad “impulsi”), che aumenta quindi la luminosità delle immagini dirette, di volta in volta, ad uno degli occhi. In questo modo si può ottenere una maggiore luminosità delle immagini (Sony dichiara, per l’HW30, una luminosità tre volte superiore), oltre che ad una gestione più efficiente della lampada.
Come i modelli prodotti nel corso del 2010, anche il VPL-HW30ES dispone di iris dinamico, implementato nella versione Advanced Iris 3


 


Non si tratta di una novità: la stessa versione equipaggiava anche il VPL-HW20ES dello scorso anno, ed il funzionamento è rimasto il medesimo; il diaframma viene chiuso od aperto in maniera dinamica, ovvero in relazione al contenuto da visualizzare a video, in modo da ottimizzare il contrasto (innalzando la dinamica delle immagini), privilegiando, di volta in volta, la resa delle basse od alte luci.



 

Novità assoluta, per quanto riguarda la gamma media di Sony, è il Motionflow: si tratta di un famoso algoritmo proprietario (utilizzato da anni, con successo, anche sulle tv del colosso giapponese) che si occupa di gestire l’interpolazione dei frame, direttamente derivato dal top di gamma dello scorso anno, il VPL-VW90ES.



 



L’algoritmo opera analizzando i fotogrammi in sequenza, e andando a creare nuovi fotogrammi, che si aggiungono a quelli contenuti originariamente nella sorgente: il risultato sono immagini più fluide e più nitide, in quanto meno soggette a motion blur a causa della minor persistenza a video dei singoli fotogrammi. Grazie ad esso l’HW30 può raddoppiare i fotogrammi a video.
Un’altra novità è costituita dal Real Color Processing, qui presente nella versione 2: si tratta, in parole povere, di un CMS (color management system) 3D, che permette di regolare colore, tinta e luminosità per ogni componente cromatica primaria, ovvero rosso, verde e blu, consentendo, quindi, almeno sulla carta, una accurata calibrazione della fedeltà cromatica del proiettore.
Ultima delle novità, ma solo in ordine di citazione, è la funzione di allineamento delle matrici: tramite l’apposita voce nel menu è possibile allineare i pannelli, operando indipendentemente su rosso, verde e blu.
Tra le altre specifiche non trattate estensivamente, ma comunque meritevoli di menzione, troviamo la possibilità di convertire i contenuti 2D in 3D, la possibilità di avere impostazioni separate tra 2D e 3D (i settaggi utilizzati in una modalità non influenzano quelli utilizzati nell’altra) e la rumorosità della ventola che si attesta sui 22 dB.
Infine, vi proponiamo una tabella riepilogativa di tutte le specifiche dichiarate dalla casa.




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