Recensione by Games.inc Sony VPL-HW30ES: proiettore 3D Full HD
Il Sony VPL-HW30 è
indubbiamente un prodotto molto interessante per svariati motivi:
anzitutto si tratta del successore di una linea di prodotti (a partire
dal HW10) molto riusciti, inoltre si tratta del primo proiettore 3D Sony
di fascia media (fino allo scorso anno le funzionalità riguardanti la
visione in 3 dimensioni erano esclusiva della fascia alta di mercato).
L’interesse è quindi alto sia per quanto
riguarda il 3D, che nelle intenzioni di Sony dovrebbe essere migliorato
sotto molteplici aspetti (specialmente per quanto riguarda la
luminosità e la presenza di crosstalk; anche gli occhiali sono stati
rivisti, rispetto a quelli del 2010), sia per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo,
molto interessante per un proiettore dotato non solo del supporto per
le immagini tridimensionali, ma anche di interpolazione dei frame e di
altre caratteristiche derivanti dal VPL-VW90, il precedente top di
gamma. Nel corso della recensione vedremo se le attese e le premesse
saranno state mantenute.
Specifiche tecniche
Il VPL-HW30ES utilizza tre pannelli SXRD da 0.61”: SXRD è l’applicazione della tecnologia LCOS (Liquid Crystal On Silicon, ovvero cristalli liquidi su silicio) di Sony.
Vediamo, sinteticamente, come funziona la tecnologia SXRD.
I proiettori di questo tipo utilizzano
tutti tre matrici, una per ogni componente cromatica primaria: rosso,
verde e blu. La struttura dei pannelli è piuttosto complessa: a comporli
è l’insieme di un substrato di vetro, uno strato di silicio contenente i
pixel ed infine, nello spazio compreso tra i due strati, la sezione contenente i cristalli liquidi.
La composizione delle matrici si può osservare in questa immagine.
La composizione delle matrici si può osservare in questa immagine.
Lo strato di silicio, visibile in basso e posto sul fondo, è quello contenente i pixel, separati, tra loro, da uno spazio di 0.2 micro-metri: la brevissima distanza tra i pixel è importante per ridurre il cosiddetto effetto zanzariera (o screen-door effect), ovvero per impedire che, da normale distanza di visione, risulti visibile la griglia dei pixel che compone l’immagine (viene definito “effetto zanzariera” perchè, se visibile, da l’impressione di osservare le immagini come se si fosse posti dietro una griglia a maglie molto fini, come una zanzariera, per l’appunto). In sostanza viene minimizzato lo spazio tra un pixel e l’altro, in quanto in esso non è presente nessun contenuto da mandare a video: non si tratta, quindi, di una porzione utile dell’immagine, e finirebbe col disturbare la visione, causando una sensazione di minor dettaglio. La struttura dei pixel appare, quindi, questa.
Sopra allo strato di silicio è posto lo spazio in cui vengono inseriti i cristalli liquidi:
la porzione che contiene i cristalli liquidi è separata dalle altre
tramite due strati inorganici che la allineano al vetro, posto sopra di
essa, e al substrato di silicio, posto sotto di essa. Per rendere i pannelli più reattivi, lo strato contenente i cristalli liquidi è spesso 2 micro-metri:
lo spessore è importante in quanto più è ridotto, più diventa semplice
orientare i cristalli liquidi per comporre le immagini a video; questa
maggior semplicità è dovuta al fatto che uno strato più compresso
contiene meno cristalli liquidi, il che implica un minor impiego di
energia, e di conseguenza una miglior efficienza e tempi di risposta più
bassi.
I cristalli liquidi impiegati sono del tipo Vertically Aligned Nematic (VAN).
Il substrato superiore, infine, è
costituito da un vetro, rivestito di un materiale che ne riduce le
riflessioni interne e favorisce il passaggio della luce; il rivestimento
è denominato Index Matching Indium-Tin- Oxide, più comunemente noto con l’acronimo IMITO.
L’assemblaggio porta, infine, a costituire le matrici che vengono impiegate per comporre le immagini.
Non
resta, quindi, che analizzare il modo con cui le immagini vengono
visualizzate a video: la luce, proveniente dalla lampada, viene separata
nelle tre componenti cromatiche primarie tramite l’utilizzo di specchi dicroici
(uno specchio dicroico è costituito da un vetro al quale viene
applicato un filtro: questo filtro consente di far passare solo raggi di
luce di determinate lunghezze d’onda, riflettendo tutto quello che ha
una lunghezza d’onda inferiore).
Si
ha, dunque, una prima separazione in blu e giallo, ed una seconda
separazione del giallo in rosso e verde. I tre fasci luminosi vengono
quindi indirizzati, separatamente, verso le tre matrici, contenenti i
pannelli: la luce filtra attraverso di essi e viene riflessa verso
l’esterno (motivo per cui questa tipologia di pannelli è detta
riflessiva), dove viene ricomposta in un unico fascio luminoso
attraverso l’utilizzo di un prisma, andando quindi a comporre le
immagini che vengono visualizzate sullo schermo.
Onde ottimizzare la qualità delle immagini, Sony ha impiegato diverse tecnologie: le matrici a 240Hz, il controllo dinamico della lampada, l’Advanced Iris 3, il Motionflow, il Real Color Processing e la funzione di allineamento delle matrici.
Il refresh rate delle matrici è stato portato a 240Hz
per una migliore visione in 3D: la ragion d’essere di questa scelta
consiste nel flickering che si può ingenerare durante la fruizione di
sorgenti tridimensionali; l’utilizzo degli occhiali attivi, che
alternano la visione dei fotogrammi per occhio destro e sinistro,
oscurando, nel contempo, la visione per l’altro occhio, può infatti
portare a non avere una stabilità ottimale nella visione. Con un
aggiornamento di 240 fotogrammi al secondo è quindi possibile ridurre
questo fenomeno, ottenendo immagini più stabili e più rilassanti per la
vista, oltre ad ottenere benefici anche sulle immagini in rapido
movimento (rese più nitide della minor persistenza a video dei singoli
fotogrammi).
Sempre
riguardo alla visione di sorgenti in tre dimensioni, sono stati
apportati cambiamenti per migliorare la luminosità delle immagini
(tallone d’Achille della precedente generazione di proiettori 3D):
proprio questo è lo scopo del controllo dinamico della lampada.
Come
funziona questo controllo dinamico? Si tratta, sostanzialmente, di una
sincronizzazione tra gli occhiali attivi e la lampada del proiettore
(che è una classica UHP da 200W): quando gli otturatori degli occhiali
3D si aprono, in modo da visualizzare il fotogramma per un determinato
occhio, si ha, contemporaneamente, un aumento nel flusso luminoso del
proiettore (per via del fatto che la lampada, al contrario di quello che
avviene normalmente, non è alimentata in modo continuo, ma ad
“impulsi”), che aumenta quindi la luminosità delle immagini dirette, di
volta in volta, ad uno degli occhi. In questo modo si può ottenere una
maggiore luminosità delle immagini (Sony dichiara, per l’HW30, una
luminosità tre volte superiore), oltre che ad una gestione più
efficiente della lampada.
Come i modelli prodotti nel corso del 2010, anche il VPL-HW30ES dispone di iris dinamico, implementato nella versione Advanced Iris 3.
Non si tratta di una novità: la stessa versione equipaggiava anche il
VPL-HW20ES dello scorso anno, ed il funzionamento è rimasto il medesimo;
il diaframma viene chiuso od aperto in maniera dinamica, ovvero in
relazione al contenuto da visualizzare a video, in modo da ottimizzare
il contrasto (innalzando la dinamica delle immagini), privilegiando, di
volta in volta, la resa delle basse od alte luci.
Novità assoluta, per quanto riguarda la gamma media di Sony, è il Motionflow:
si tratta di un famoso algoritmo proprietario (utilizzato da anni, con
successo, anche sulle tv del colosso giapponese) che si occupa di
gestire l’interpolazione dei frame, direttamente derivato dal top di
gamma dello scorso anno, il VPL-VW90ES.
L’algoritmo
opera analizzando i fotogrammi in sequenza, e andando a creare nuovi
fotogrammi, che si aggiungono a quelli contenuti originariamente nella
sorgente: il risultato sono immagini più fluide e più nitide, in quanto
meno soggette a motion blur a causa della minor persistenza a video dei
singoli fotogrammi. Grazie ad esso l’HW30 può raddoppiare i fotogrammi a
video.
Un’altra novità è costituita dal Real Color Processing, qui presente nella versione 2:
si tratta, in parole povere, di un CMS (color management system) 3D,
che permette di regolare colore, tinta e luminosità per ogni componente
cromatica primaria, ovvero rosso, verde e blu, consentendo, quindi,
almeno sulla carta, una accurata calibrazione della fedeltà cromatica
del proiettore.
Ultima delle novità, ma solo in ordine di citazione, è la funzione di allineamento delle matrici: tramite l’apposita voce nel menu è possibile allineare i pannelli, operando indipendentemente su rosso, verde e blu.
Tra le altre specifiche non trattate
estensivamente, ma comunque meritevoli di menzione, troviamo la
possibilità di convertire i contenuti 2D in 3D, la possibilità di avere
impostazioni separate tra 2D e 3D (i settaggi utilizzati in una modalità
non influenzano quelli utilizzati nell’altra) e la rumorosità della
ventola che si attesta sui 22 dB.
Infine, vi proponiamo una tabella riepilogativa di tutte le specifiche dichiarate dalla casa.
Infine, vi proponiamo una tabella riepilogativa di tutte le specifiche dichiarate dalla casa.
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